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27 Maggio 2020
Capone (2020)
Capone (2020)

CHE NE PENSIAMO:

VOTO:

1.5 out of 5 stars (1,5 / 5) – Se l’obiettivo era il tentativo di de-mitizzazione di un personaggio come quello di Al Capone, lo scopo può intendersi piuttosto riuscito, ma a che prezzo?

QUALCHE PAROLA (A CALDO):

Premessa: ci dispiace aver dovuto assumere una posizione così critica, ma speriamo di motivarla nel corso del testo.

Capone è un film del 2020 di Josh Trank che si regge fondamentalmente su una eccellente performance di Tom Hardy che presta il suo volto e il suo corpo al pericolosissimo criminale che ha sconvolto le notti americane nell’epoca del proibizionismo. È un film che parla dell’ultimo anno di vita del criminale italo-americano e che vorrebbe de-glorificare una figura decisamente da stigmatizzare.

Da un punto di vista prettamente visivo ci sono momenti del film che tentano di raccontare la vacuità di ciò che Capone ha intorno e che ha comprato con i soldi (e il sangue) fatti sulle spalle di tante persone (molte delle quali innocenti).
La pellicola ha però notevoli problemi soprattutto nel reparto del montaggio. Se per quanto riguarda la fotografia sostanzialmente non abbiamo trovato niente di particolarmente degno di nota, invece per il montaggio una sequenza in particolare – il dialogo tra Tom Hardy e Matt Dillon post-proiezione de “Il Mago di Oz” – ci sembra abbastanza significativo. Sacrificando tutto all’altare del ritmo, il dialogo diventa sostanzialmente confuso e non ha ragione di essere strutturato in quel modo.

Per quanto concerne l’apparato narrativo, ci sembra un film un po’ disorganizzato e che si trova costretto a tratti a rincorrere delle spiegazioni tardive (gli investigatori dell’FBI, ecc.) e ad utilizzare una narrazione (i fantasmi/i flashback e le sequenze allucinatorie) che, per dar conto di una condizione mentale, risulta invece voler essere più interessante che motivata. Inoltre, i personaggi risultano tutti un po’ piatti, così come la catena di eventi che quasi propone questo film come un lungo (e forse anche inutile) finale di un’altra storia.

Però, il punto veramente dolente per noi sta in una domanda che riguarda la posizione del regista: è davvero necessario, per tentare di de-mitizzare e dimostrare, così come da tag-line che accompagna il film, che “we all pay for our crimes in the end” (alla fine tutti paghiamo per i nostri crimini) – un concetto piuttosto banale che ha attraversato la cinematografia mondiale almeno dal 1930 declinato sotto l’assioma che il crimine non paga mai e che ha molto avuto a che fare con il codice di censura Hays applicato ad Hollywood e che già stava stretto a molti autori, ma questa è un’altra lunga storia – dicevamo, è davvero necessario per raggiungere questo scopo, mettere in scena il degrado umano in questo modo così violento e ripetuto? Davvero dobbiamo assistere a flatulenze o produzioni involontarie di escrementi, urina e quant’altro in una dimostrazione di un certo gusto sadico che di sicuro risulta gratuito e che non riesce mai a sublimarsi in provocazione artistica?
Certo, si tratta di una figura, quella di Al Capone, che ha dimostrato disprezzo nei confronti di probabilmente ogni regola civile che permette la sopravvivenza degli esseri umani in società non barbare, ma siamo sicuri che la posizione etica di un regista (e quella di uno spettatore in ultima istanza, di cui il regista prende temporaneamente il posto scegliendo per lui cosa guardare) debba essere così altrettanto barbara da indugiare sulla perdita di “dignità” di un essere umano – chiunque esso sia e a prescindere da quanto cattivo questo sia? Bisogna rispondere all’inciviltà assumendo la stessa posizione?
In fondo in fondo, un film del genere (e la posizione etica che assume) non ci sembra molto diverso, in termini etici, dalle riprese (e dalla conseguente scelta di metterle in onda sui TG) della cattura e uccisione di Gheddafi o l’impiccagione di Saddam Hussein.
Accendere una macchina da presa su qualcosa DEVE portare con se una scelta etica.

Tra i vari momenti, ve n’è uno che noi troviamo assolutamente disgustoso e simbolico di quello che affermiamo: parliamo del momento in cui il figlio di Capone e la moglie di quest’ultimo parlano di mettere “Fonze” (il nome con cui viene chiamato Al Capone nel film) in una gabbia con delle scimmie, vista la sua condizione mentale, e ridono a questa idea che risuona assolutamente imbecille. Ecco, questo momento svela due cose: la mancanza di ogni forma di posizione etica del regista (e di scudo) nei confronti del degrado e della dignità umana e la paradossale sensazione che questo film non sia altro che “il tirare in una gabbia di scimmie” (gli spettatori) un essere umano malato (per quanto criminale) per riderci su.
Noi non vogliamo riderci su, perché c’è davvero poco da ridere.

PRO:

  • La recitazione di Tom Hardy (che rende conto almeno di 1 punto in più nella valutazione che abbiamo dato al film).
  • L’utilizzo della radio come meccanismo di flashback non visto.

CONTRO:

  • Possibile mai che non si poteva trovare un solo italiano che parlasse una forma più o meno vera di linguaggio? L’attenzione al dettaglio è veramente bassa in questo film.
  • Indugio sul degrado
  • La piattezza narrativa.
  • Il montaggio di alcune parti del film.
  • I personaggi piatti: un esempio? Quelli che ascoltano “passivamente” con la speranza di trovare i soldi (altra promessa disattesa del film).
  • Il film sembra voler solo mostrare come si va di peggio in peggio nella malattia.

Che ne pensi di questo film? Lascia un commento sotto e parliamone.


Per leggere altre schede su film simili a questa, visita la sezione dedicata.

O, se invece di qualche parola a caldo su un film che abbiamo visto, cerchi qualcosa di più approfondito (come l’analisi di film e tecniche), dai un’occhiata alla nostra pagina “Analisi“.


INFO SUL FIM:

Capone (2020) Biography, Crime, Drama | 1h 43min | 12 May 2020 (Canada) 4.8
Director: Josh TrankWriters: Josh TrankStars: Tom Hardy, Linda Cardellini, Matt DillonSummary: The film will talk about Al Capone after a long prison sentence. Deprived of his former power, sick with syphilis and having lost all his friends and allies, he recalls the grave criminal past and the brutal crimes committed by his orders in the streets of Chicago. Written by Peter-Patrick76 (peter-patrick@mail.com)

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