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26 Ottobre 2017
1920 | Das Cabinet des Dr. Caligari | Il gabinetto del dottor Caligari (Robert Wiene)
1920 | Das Cabinet des Dr. Caligari | Il gabinetto del dottor Caligari (Robert Wiene)

Il film di Robert Wiene, Das cabinet des Dr. Caligari, ha innanzitutto un valore storico-artistico, essendo stato il primo in cui le influenze pittoriche dell’espressionismo hanno costituito un fattore estetico fondante, ma non si tratta dell’unica  ragione per cui questo film è tuttora considerato uno dei capolavori della storia del cinema.

“Germania anno zero”

Siamo nel 1919 / 1920 , e questo film rappresenta in tutto e per tutto l’inizio di quel movimento definito espressionismo (cinematografico) che trova la sua principale sede nella Germania tra il 1920 e il 1927 – tra i film annoverabili, sebbene l’influenza espressionista cominciava ad assumere una minore preponderanza, Destino (1920 – Fritz Lang); Nosferatu (Eine Symphonie des Grauens – 1922 – F.W. Murnau); Il dottor Mabuse (1922 – Fritz Lang); Il gabinetto delle figure di cera (1924 – Paul Leni); Faust (1926 – F.W. Murnau); ma anche Metropolis (1927 – Fritz Lang).
La fine del periodo dell’espressionismo non corrisponde in definitiva al suo totale oblio, ma molti degli stilemi proposti da questo movimento stilistico saranno accettati ed adattati a livello internazionale e confluiranno, specie nel mondo hollywodiano, a fondare le peculiarità di quel genere definito noir.

L’espressionismo cinematografico.

caligari_1Tra le peculiarità che si ascrivono al cinema espressionista si ritrovano: l’uso divertito, ma anche deviato e perturbante che i registi fanno delle scenografie, e l’utilizzo di illuminazioni particolari e assolutamente non naturalistiche che rendono l’intero profilmico oggetto di distorsioni. La percezione dei film risulta sempre e comunque di quella di una realtà chiaramente distorta anche nelle sue componenti più oggettive.

 

caligari_2Le composizioni del film sono eccellenti: i fondali che i due pittori Walter Reimann e Walter Röhrig hanno approntato donano delle linee e dei segmenti che nelle distorsioni propagano energia quanto sopraffazione. La messinscena della recitazione è sintomatica: i personaggi, in particolare il sonnambulo Cesare, camminano spesso e volentieri schiacciati al fondale.
La recitazione espressionista si risolve coerentemente sia nei primi piani, che nei campi più larghi in cui il personaggio pur segnalando la propria alterità (soprattutto cromatica con degli scuri in opposizione ad aree più chiare) riesce a mettere in subbuglio l’intero agglomerato urbano.

Das Cabinet des Dr. Caligari

Das Cabinet des Dr. Caligari è quindi il punto di partenza, ma anche il culmine di una ricerca sull’espressionismo: il meccanismo estetico espressionista sembra, in questo caso, andare ben oltre il livello della messinscena e tocca violentemente anche la struttura narrativa: rientra prepotentemente in scena la “soggettività” della visione, delle immagini e delle relative distorsioni. caligari_3È anzi spesso interessante notare come nel corso del film vengano fuori molti interrogativi sull’effettiva matrice della narrazione: presentato come un racconto in flashback di quello che sarà il protagonista (Francis), ci rendiamo presto conto che nel film il meccanismo dei flashback è fortemente connotato nel senso della soggettività e quindi quelli che sembrano essere ricordi oggettivi, semplicemente distorti dall’estetica espressionista, diventano ipotesi e visioni deviate degli avvenimenti. Ci rendiamo quindi conto di essere davanti a dei veri e propri flashback ipotetici, che segnalano di conseguenza anche che la narrazione può essere costruita intorno alla menzogna e al pericolo che si corre nella de-realizzazione della realtà esterna. In questo senso il protagonista si delineerebbe come affetto da una sorta di delirio psicotico, e l’autoriflessività che il film rivela per alcuni tratti va a costituire il suo carattere moderno.

Director Caligari

Il “dr. Caligari” del titolo può anche segnalare “director Caligari” (il modo in cui in effetti è chiamato il dottore) nel momento in cui si assume il film non come il delirio del protagonista, ma come una diabolica machinerie del dottore. Un regista, quindi, ossessionato dalle proprie ricerche, e organizzatore di perfette messinscene e che sfrutta dei mezzi non legali.
Ma è proprio quì che cade il limite di questa interpretazione, in quanto la manipolazione maggiore sembra essere svolta da Francis fino all’equazione che si stabilisce nella narrazione tra il suo essere pazzo, e la creazione di un dottore che anch’esso si trova sbilanciato sul lato della follia: questo richiamo ad un certo tipo di letteratura che spesso accosta “il progresso scientifico” con la possibilità “del mostruoso” etico, sembra denotare, piuttosto che la manovra del folle Francis in un’opera di spostamento (com’è possibile infatti che gli altri del manicomio se ne siano dimenticati?) la possibilità che il delirio e la psicosi siano riscontrabili in entrambi i lati del “conflitto” binario che si viene creando (Francis contro il dottore).
caligari_4Allora diviene ancor più interessante sottolineare come in effetti “Il gabinetto del dottor Caligari” sia strutturato intorno alla paranoia: non c’è infatti nessuno che possa dichiarare alla fine del film di esser certo di come le cose siano andate e di quale sia la verità che si annida dietro la messinscena fantasmatica del film. Si tratta di una paranoia che trova il suo punto debole nella sensazione che le coscienze purtroppo addormentate (Cesare, ma anche in senso ben più largo della metaforizzazione nel sonnambulo) siano facilmente manovrabili e in tal senso anche spinti a compiere atti malvagi. O meglio, che un uomo, preso dal proprio fervore, dimentico del labile confine etico, possa sfruttare questa manovrabilità per creare devastazione e morte. Ora, nella modernità, i rischi derivanti da un tale squilibrio sono purtroppo noti, ma nello specifico caso, Francis con il suo delirio e la sua paranoia sembra non aver fatto altro che percepire un sottile pericolo che si annidava, probabilmente, nella sua terra: la Germania, all’alba degli anni ’20.

Giusto qualche anno più avanti, in Germania appunto, cominciava il proprio percorso politico un uomo a cui alcune (molte) coscienze addormentate permisero di mettere sotto scacco l’umanità e di organizzare delle pianificate distruzioni figlie di una lucida follia.

Così come oggi, nel 2015, nonostante i cambiamenti e le evoluzioni (non in ultima analisi, quella tecnologica), il precedente storico e l’esplosione del consumismo sfrenato, il pericolo di una narcolessia “di massa” è paradossalmente ancora di sconcertante attualità. Ed è anche quì, esattamente come nell’elaborazioni stilistiche, che si riscopre che Das cabinet des Dr. Caligari è un film che non ha ancora esaurito alcuni tratti della sua modernità.
Forse riscopriamo che, paradossalmente, Francis – nella sua follia “percettiva” – e R. Wiene – con la sua follia “espressiva” – hanno espresso le loro paranoie con un grado di precisione ed oggettività che non si pensava possibile in un filone di genere come quello dell’espressionismo cinematografico.

 
 
 
 
 

Non sapete che film guardare stasera? Per suggerimenti, date un’occhiata al nostro Dizionario dei film.

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Posted in Analisi
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